E così quest'anno scolastico inizierà con la legge del ministro Gelmini,
quella che passerà alle cronache come la legge dei grembiuli, dell'insegnate unico nelle scuole elementari e del 5 in condotta.
Ma la vera novità introdotta da questa legge è un'altra su cui
quasi nessuno ha riflettuto ed è questa: il nostro paese non è più in grado
di sostenere le spese che comporta la gestione di una scuola
come fino ad ora abbiamo conosciuto.
Infatti è la prima volta, a mia memoria, che una legge sulla scuola
venga proposta e suggerita da un ministro dell'economia e non sia maturata all'interno dei gruppi di specialisti dell'educazione e della scuola.
Finalmente, anche se in maniera ragioneristica e non organica, la scuola torna a far parte della società e se la società cambia anche la scuola dovrà cambiare.
La scuola non può essere una torre d'avorio dell'educazione, un mondo separato.
Ma cosa ha cominciato a cambiare nella società ?
Dopo decenni di crescita, la nostra economia e la nostra società attraversa una fase di de-crescita.
Ora la prima cosa da capire è se questa fase di de-crescita ha un aspetto congiunturale e temporaneo oppure se è il campanello d'allarme di una tendenza irreversibile.
Da quello che è dato capire, e questa legge sulla scuola del ministro Gelmini ne è una conferma, il centro destra di Berlusconi valuta che questa de-crescita abbia un carattere congiunturale e di conseguenza ritiene sufficiente apportare solo delle parziali e limitate modifiche all'attuale modello di scuola.
Insomma, si tratta di spendere nel frattempo un po' meno, certi che le condizioni cambieranno e cambieranno in meglio.
Dall'altra parte, il centro sinistra di Veltroni, considera che questa de-crescita sia prevalentemente la conseguenza di un pessimo governo dell'economia da parte dei partiti al potere.
Cambiati i partiti al potere cambierà anche questa fase di de-crescita.
Nell'un caso e nell'altro ci si prefigura un'economia ed una società che ha le potenzialità per esprimersi sui livelli del passato, quelli della crescita per intendersi, se non addirittura superiori.
Ma fortunatamente le cose non stanno così e le analisi che si fanno da destra e da sinistra sono fuorvianti.
Questa attuale fase di de-crescita non ha un carattere congiunturale né sarà più possibile ritornare al periodo di crescita dei decenni precedenti, chiunque sia chiamato a governare il paese.
E questo per un motivo semplicissimo: la ricchezza del pianeta, ci piaccia o non ci piaccia, andrà condivisa con altri popoli e con altre nazioni emergenti quali l'India, la Cina ed il Brasile insieme ad altri che sicuramente si aggiungeranno nei decenni a venire.
Se vogliamo creare le condizioni per una pace duratura non ci sono alternative.
Già ci stiamo avviando su quella strada in cui il rispetto dei bisogni e delle necessità altrui come il dialogo interreligioso e fa le culture si vanno man mano sostituendo alle minacce ed al mostrare i muscoli, prova ne sia il fatto che le attuali guerre in corso hanno un carattere locale e regionale ma non mondiale.
Tutti ormai sono abbastanza coscienti che una terza guerra mondiale sarebbe anche l'ultima.
Per questo la de-crescita sarà la costante delle società e delle economie attualmente ritenute ricche, dell'Occidente in sostanza, e per questo prima ho usato il termine fortunatamente quando ho parlato delle errate analisi in corso.
La de-crescita dell'Occidente è la premessa da cui partire per affrontare il problema della pace e trovare una possibile soluzione.
A questo punto le linee per una seria riforma della scuola possono essere tracciate perché di questo ci sarà sicuramente bisogno, di una riforma generale della scuola a fronte di una società ed un'economia completamente cambiate.
Altro che ritocchini al grembiule, al numero d'insegnanti, alla condotta o a quant'altro che solo un ragioniere come Tremonti può escogitare per tirare a campare.
La posta in gioco è ben altra ed, a quel che mi è dato vedere, nessuno è ancora in grado di giocarla fino in fondo e con coerenza.
BLAISE2004
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